



Siamo a Subiaco, o lettori fedeli, e Godzi inaugurò le sue vacanze scarnificandosi il dorso della mano, grazie a un'intelligente operazione in cui infilò la mano tra la forcella di una bicicletta e la ruota che faceva girare vorticosamente. Dopo attimi di comprensibile panico, si scoprì che la ferita, per quando brutta, non abbisognava di punti di sutura, benché mancassero all'appello tutti gli strati di epidermide per almeno quattro centimetri quadri. Lui si spaventò molto, tanto che da ieri fu capace di stare fermo per oltre dieci minuti nello stesso posto, fatto impensabile finora. Papà (non) dormì con noi in quanto richiamato, nel cuore della notte, da Godzi, così che potessimo prenderlo a gomitate e accalcarci su di lui come una mischia di rugby. Mi comportai come una brava sorella maggiore, coccolando il fratellino e carezzandolo mentre piangeva. Non ci crederete, ma da quando si fece male smisi di maltrattarlo. La Grande Generatrice era fuori, per cui quando sentì papà che le raccontava della "lieve escorazione" di Andrea, invocò il pronto soccorso, una lastra, lo stato di calamità.
E ora le note liete: ho quasi completato tutte le schede estive in preparazione della fulgida seconda classe, haha! E poi corro sui tremila metri di prato, appena tagliati da papà con una piccola ma rombante tosaerba, il cui rumore fingemmo, Andrea e io, fosse quello della macchinina sulla quale stazionammo per un'ora in uno splendido mattino di fine primavera, lamentandoci perché non si muoveva da sola.





il nome della luna